"Tutti parlano di pace, ma non si può realizzare la pace all'esterno se si coltivano nel proprio animo la collera e l'odio".
XIV Dalai Lama
All’interno del suo programma “la Patra riTrovata” l’associazione Il Gioco degli Specchi in collaborazione con Trentini nel mondo ha organizzato mercoledì 9 novembre presso la Sala degli Affreschi della biblioteca comunale di via Roma a Trento una conferenza intitolata “Storia e geografia delle migrazioni”.
A presentarla, la professoressa Flavia Cristaldi, docente presso l’Università La Sapienza di Roma, grande appassionata ed esperta di geografia delle migrazioni e recentemente vincitrice di un premio sulla ricerca dei fenomeni migratori italiani. Dopo una breve introduzione di Maurizio Tomasi, giornalista e presidente dell’Associazione Trentini nel Mondo, la Cristaldi ha avviato una spiegazione chiara e strutturata sui flussi di emigrazione che hanno interessato la nostra regione, il Trentino Alto Adige, a partire dagli ultimi decenni dell’800, ossia ancora sotto la dominazione austro-ungarica. Le vicende narrate sono state ricostruite attraverso l’analisi di un campione dei documenti di espatrio che sono stati “rispolverati” in occasione delle migliaia di richieste di cittadinanza italiana da parte di discendenti degli emigrati, in virtù di quanto permesso dalla legge 379/2000 in materia di immigrazione e di asilo.
Avvalendosi niente meno che della cartografia del “nostro” Cesare Battisti, la relatrice ha ripercorso le varie tappe delle emigrazioni che hanno interessato le popolazioni trentine, da quelle stagionali verso Veneto e Lombardia fino agli anni ’50 e ’60 dell’800 a quelle stabili verso l’America e il Brasile dopo il passaggio di Veneto e Lombardia sotto il Regno d’Italia per giungere infine, grazie a dati più recenti, ai flussi migratori tra le due guerre e negli anni della Ricostruzione verso Europa, Stati Uniti e Australia.
Centrale nel corso della trattazione della Cristaldi è stata l’attenzione ai motivi forti e alle condizioni infelici che hanno spinto tanti trentini con le loro famiglie a lasciare la propria terra soprattutto alla fine dell’800 e in particolare alla premura e alla passione con cui molti di loro hanno cercato di tramandare le proprie origini ai figli “dei nuovi mondi” e di preservare l’identità italiana coltivandola per quanto possibile negli usi e nei costumi anche una volta approdati nelle terre di immigrazione.
Questo per aiutare a riflettere ancora una volta su cosa significhi migrare, essere spinti, per motivi di sopravvivenza o nella speranza di offrire un futuro migliore a noi e ai nostri figli, a lasciare la propria terra e la propria casa per venir trapiantati in un luogo sconosciuto, spesso mitizzato o presentato sotto falsa luce, dove, in ogni caso, bisogna ricominciare da zero.
Il messaggio di Flavia Cristaldi è palese: per capire l’immigrazione straniera oggi, dobbiamo conoscere l’emigrazione che ha interessato il nostro paese. Accorciando ulteriormente lo sguardo, la studiosa ci pone davanti agli occhi l’emigrazione specifica della nostra regione, dei nostri comuni, quindi verosimilmente le vite dei nostri prozii o bisnonni, parenti o conoscenti ancora vivi nella memoria delle generazioni presenti.
Da questa prospettiva forse possiamo commentare con una diversa disposizione mentale la situazione odierna dell’immigrazione in Trentino e sforzarci di non appoggiarci a pregiudizi o commenti facili, pur non negando il problema.
Il fenomeno dell’immigrazione richiede impegno e onestà, sia da parte di chi arriva sia da parte di chi accoglie, ma non può essere considerato come una questione risolvibile in maniera radicale, anzi; uno sguardo consapevole sul futuro non può che suggerirci un aumento dell’immigrazione e in generale della mobilità internazionale, non la sua cessazione. Gli sviluppi d politica internazionale così come la pressione ambientale prospettano inevitabilmente nuovi spostamenti e la concentrazione della popolazione in aree più ristrette della terra.
La soluzione di fronte a questa prospettiva allora non può essere l’atteggiamento di chiusura e rifiuto rispetto al fenomeno, bensì l’opposto: dobbiamo andarvi incontro con cuore aperto e lavorare piuttosto all’organizzazione e al miglioramento di una convivenza globale.
Articolo di Anna Frattin, volontaria del Servizio Civile Provinciale presso il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani.