Un itinerario lungo la storia, i saperi, i pensieri e le geografie dove affondiamo le nostre radici.
E’ questo il titolo che intendiamo dare all’itinerario che caratterizzerà l’attività del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani nei prossimi mesi. Un piccolo contributo che vogliamo portare all’affermarsi di una identità insieme europea e mediterranea, quella stessa identità che oggi fatica a farsi largo nel clima di insicurezza e paura che segna il nostro tempo.
Eppure noi veniamo da qui, da quell’immenso intreccio di culture e di storie che si sono incontrate nel corso dei secoli, attraverso migrazioni e scoperte, scambi e commerci, guerre e dominazioni. Di queste storie conosciamo in genere una sola narrazione, quella dei vincitori, mentre ignoriamo altre storie, talvolta cadute nell’oblio. Dei passaggi cruciali e dei conflitti abbiamo scarsa consapevolezza, ancora suggestionati dalle proprie storie nazionali, incapaci di elaborazione e di fare i conti con il passato, ivi compreso il secolo che ci siamo da poco messi alle spalle. Un secolo che, da solo, ha visto morire in guerra un numero di persone tre volte superiore a quanti ne morirono nei diciannove secoli precedenti. Che ha inaugurato l’industria della morte, ben simboleggiata dalla scritta “Arbeit macht frei” che campeggiava all’ingresso di Auschwitz. Che ha concepito mezzi di distruzione in grado di annientare la vita sulla terra e la terra stessa.
Non dovremmo mai dimenticare che l’Europa immaginata dai suoi padri fondatori avrebbe dovuto essere in primo luogo una proposta di pace, l’antidoto – dopo due conflitti mondiali che avevano come epicentro proprio i paesi europei – a che questo potesse di nuovo accadere.
Come dovremmo aver consapevolezza che quello che impropriamente è stato definito scontro di civiltà ha come epicentro il Mediterraneo e come sfondo quella frattura fra oriente e occidente che ancora segna il nostro tempo.
Eppure il grande mare interno, il “mare di mari” come lo ebbe a definire lo storico Fernand Braudel, ha rappresentato lungo i secoli la culla della nostra civiltà, il luogo attraverso il quale le scienze, i saperi, le culture religiose si sono diffuse, in prevalenza – a onor del vero – da sud verso nord e da oriente verso occidente piuttosto che all’incontrario.
Oggi, entrambi questi progetti, l’Europa e il Mediterraneo, sono in difficoltà.
L’Europa non c’è. Non è nei cuori dei suoi cittadini se pensiamo che nelle recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo hanno votato poco più del 40% degli aventi diritto, e una parte consistente di questi hanno votato per partiti euroscettici, che l’Europa politica non la vogliono affatto. L’Europa è dimezzata, se pensiamo che l’Unione Europea conta, nel pur difficile progetto di allargamento 27 stati quando il Consiglio d’Europa, la più antica istituzione europea ne conta 47. L’Europa che abbiamo – contrariamente al disegno del federalismo europeo – è l’Europa degli Stati, non certo quella delle Regioni, Stati che non intendono cedere quote progressive della propria sovranità né verso l’alto (l’Europa politica), né verso il basso (le Regioni). E nella quale il prevalere delle logiche statuali ha fatto sì che si arrivasse totalmente impreparati di fronte a scenari laceranti come quelli conosciuti nelle guerre balcaniche degli anni ’90. L’Europa delle tante minoranze, dove nessun paese potesse rivendicare egemonie di alcun tipo, evocata dal suo grande fiume, il Danubio, immagine come scrive Claudio Magris di una Mitteleuropa tedesca, magiara, slava, romanza, ebraica, “un mondo dietro le nazioni”.
Il Mediterraneo da luogo di scambio di saperi è invece diventato un muro. Non solo perché nelle sue acque muoiono i disperati alla ricerca di un benessere che non troveranno mai, ma perché oggi la scissione fra oriente e occidente, pur nel tempo globale, è andata approfondendosi. Le guerre del Golfo, il conflitto permanente in terra di Palestina fra israeliani e palestinesi, quello greco – turco attorno a Cipro, i lasciti mai elaborati del colonialismo novecentesco, i fenomeni migratori… hanno creato un solco che va pericolosamente approfondendosi proprio attraverso l’evocazione di uno scontro di civiltà che nasconde ben più prosaici interessi.
E’ questo lo scenario nel quale come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani ci proponiamo di portare un piccolo contributo per costruire una cittadinanza euromediterranea.
Un evento lungo un anno, che – attraverso quattro itinerari tematici – prova a lasciare il segno. Cercheremo di avvalerci dell’impegno di tutte le associazioni, gli istituti storici e le fondazioni, l’Università, gli Enti Locali attraverso la messa in rete delle iniziative che stanno programmando o intenderanno programmare dentro questa comune cornice.
La proposta di "Per una cittadinanza Euromediterranea" vedrà il contributo di tutta l'assemblea del Forum: enti, associazioni e istituzioni nel corso del 2010 e 2011 cercheranno di dare vita ad un sistema di eventi che si concentreranno su quattro itinerari: la storia (L’Europa fuori di sé); i saperi (Quello che siamo…specchiarsi nel Mediterraneo); i pensieri (Pensieri in cerca di cittadinanza); le geografie (Scoprire l’Europa).
Per fare proposte da inserire nel programma o per avere informazioni potete scrivere a: martina.camatta@forumpace.it o francesca.zeni@forumpace.it.
Log in o crea un account utente per inviare un commento.